Il ragazzo calabrese che porta l'intelligenza artificiale nelle aziende che il digitale aveva dimenticato
Al Sud le imprese che usano l'intelligenza artificiale sono il 12,2%, contro una media nazionale del 16,4%. Il consulente calabrese Mario Guido lavora proprio con chi è rimasto indietro, e sostiene una tesi che va contro il senso comune del settore: prima delle campagne pubblicitarie bisogna rimettere in ordine l'azienda.
In breve
- Secondo l'Istat, nel 2025 usa l'intelligenza artificiale il 15,7% delle PMI italiane, contro il 53,1% delle grandi imprese.
- Nel Mezzogiorno la quota scende al 12,2% (Intesa Sanpaolo), anche se in un anno è quasi raddoppiata.
- Per il consulente Mario Guido il problema delle piccole imprese non è la mancanza di pubblicità, ma l'assenza di processi su cui farla funzionare.
In molte piccole imprese del Mezzogiorno la giornata comincia ancora nello stesso modo di vent'anni fa. Le richieste dei clienti arrivano sul telefono del titolare, i preventivi passano da una chat all'altra, gli ordini finiscono su un quaderno. Il cliente che scrive alle dieci di sera riceve una risposta il giorno dopo, quando spesso ha già scelto un concorrente.
«In Calabria molte attività faticano a credere nell'evoluzione digitale», ha detto Mario Guido in un'intervista diffusa da Adnkronos nel marzo 2025. Guido, consulente di marketing e sistemi aziendali, lavora da oltre dieci anni con piccole e medie imprese: concessionarie, società di noleggio, studi professionali, attività di famiglia. Dichiara di averne seguite più di duecento, e circa l'80% dei suoi clienti si trova in Calabria.
I numeri di un ritardo
I dati più recenti confermano che il divario esiste, e che non riguarda solo il Sud. Secondo la rilevazione Istat Imprese e ICT pubblicata a dicembre 2025, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti ha utilizzato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, il doppio rispetto all'anno prima. Ma la crescita è stata molto più rapida nelle grandi aziende (53,1%) che nelle piccole e medie (15,7%): la distanza tra i due gruppi è salita a 37 punti percentuali.
Nel Mezzogiorno, secondo un'analisi di Intesa Sanpaolo, l'intelligenza artificiale è adottata dal 12,2% delle imprese, contro il 16,4% nazionale, anche se la sua diffusione è quasi raddoppiata nell'ultimo anno. E non è solo una questione di strumenti avanzati: sempre secondo l'Istat, solo il 21,1% delle PMI utilizza un software per la gestione dei clienti, contro il 56,5% delle grandi imprese.
Il freno principale, per l'Istat, è la mancanza di competenze: la cita il 58,6% delle imprese che avevano valutato l'intelligenza artificiale senza poi adottarla.
Una tesi controcorrente
È in questo spazio che si muove Guido. Il settore del marketing digitale ripete da anni la stessa promessa: più investimenti in pubblicità, più clienti, più fatturato. Lui sostiene che, nelle aziende piccole, questa equazione spesso non regge.
«Il marketing su un'azienda disorganizzata amplifica il caos, non i risultati.»— Mario Guido
Il ragionamento è questo: se un'azienda non ha un sistema per registrare i contatti, se nessuno sa chi deve richiamare un cliente e quando, le campagne portano richieste che poi si disperdono. La spesa pubblicitaria cresce, i margini no. Per questo, spiega, il suo lavoro comincia quasi sempre lontano dai social.
Il metodo, una fase alla volta
Guido ha dato un nome al suo approccio, Protocollo Alchimia, e lo divide in quattro fasi. La prima è una diagnosi dei flussi aziendali: come arrivano i contatti, chi li gestisce, dove si perdono. La seconda è la costruzione della struttura, cioè gestionale dei clienti, processo commerciale, automazioni e misurazione dei dati. Solo nella terza fase entrano le campagne su Meta e Google, che il metodo chiama amplificazione. L'ultima è l'ottimizzazione: il costo di ogni contatto viene confrontato con il margine effettivo delle vendite.
Non è un'impostazione nuova nella consulenza aziendale. La differenza, sostiene Guido, sta nel portarla in aziende che di solito restano fuori da questo tipo di percorsi, perché troppo piccole o perché considerate poco interessanti dalle agenzie.
Dove entra l'intelligenza artificiale
Negli ultimi due anni nel metodo è entrata l'intelligenza artificiale, in un mercato che in Italia è cresciuto in fretta: secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, il 50% in più dell'anno precedente. Guido la presenta come uno strumento per ridurre i costi più che come una novità da mostrare.
«L'AI la usano tutti. In pochi la usano per abbassare i costi e aumentare i margini.»— Mario Guido
In concreto, gli esempi che porta riguardano attività ripetitive: risposte immediate ai contatti anche fuori orario, messaggi vocali trasformati in preventivi, report sui numeri dell'azienda generati senza ore passate sui fogli di calcolo. Lo stesso Guido utilizza questi strumenti nella sua attività: i video che pubblica sui social, con grafiche animate e montaggi elaborati, vengono prodotti con flussi di lavoro basati sull'intelligenza artificiale.
Le obiezioni
Le resistenze non mancano. La prima riguarda i costi: per una piccola impresa qualunque consulenza è una spesa da giustificare. La seconda riguarda il personale, che spesso vede nei nuovi strumenti un controllo in più o una minaccia al proprio ruolo. La terza è il tempo: rivedere i processi significa fermarsi a guardare come si lavora, cosa che in un'azienda piccola sembra sempre rimandabile.
La risposta di Guido è limitare il campo. Il percorso parte dagli interventi con l'impatto più alto, uno o due alla volta, invece di cambiare tutto insieme. E non è pensato per tutti: Guido dichiara di lavorare con aziende che investono già in marketing e hanno un fatturato tale da giustificare il lavoro sui processi. Per chi cerca soltanto più contatti, senza voler toccare l'organizzazione interna, il metodo non è indicato.
Il percorso
Accanto al lavoro con le PMI, Guido ha seguito anche progetti di comunicazione di respiro nazionale. Nel 2023 ha gestito il reparto creativo delle pre-finali e delle finali nazionali di Miss Italia. Della sua attività hanno scritto, tra gli altri, Adnkronos, Il Giornale d'Italia, Money.it e La Ragione.
Tra i clienti, il giudizio che ricorre riguarda soprattutto la presenza quotidiana. «Ogni azienda dovrebbe avere un Mario», ha scritto l'imprenditore Vincenzo Muià. Antonia Scarfò, in una recensione pubblica, parla di un supporto «costante e puntuale» e della capacità di spiegare «concetti complessi in modo chiaro e concreto».
Resta da vedere quanto il modello possa crescere: il lavoro sui processi richiede tempo e presenza, e non si replica facilmente su larga scala. Ma la domanda da cui parte, perché tante piccole aziende spendono in pubblicità senza guadagnare di più, riguarda una parte consistente del tessuto produttivo del Sud. «Il digitale attraversa tutta la nostra vita», ripete Guido. Per molte imprese meridionali, la questione è se riusciranno a starci dentro.
Per approfondire con Mario Guido
Mario Guido offre una chiamata conoscitiva gratuita e senza impegno per capire dove processi più ordinati e intelligenza artificiale possono ridurre i costi di un'azienda. Sul suo sito è disponibile anche un'analisi gratuita dell'EBITDA reale.
Prenota la chiamata conoscitiva Analisi gratuita dell'EBITDA reale →Fonti: Istat, Imprese e ICT – Anno 2025 (comunicato del 15 dicembre 2025); Intesa Sanpaolo, Il Sud cresce più dell'Italia e rafforza la sua base produttiva (2026); Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, dati 2025 (febbraio 2026); intervista a Mario Guido diffusa da Adnkronos, marzo 2025. Il numero di clienti, la loro distribuzione geografica e gli anni di attività sono dichiarati da Mario Guido / Mario Marketing. Le altre citazioni sono tratte da mariomarketing.it e da recensioni pubbliche. Questo articolo è un contenuto promozionale realizzato in collaborazione con Mario Guido (P.IVA IT03982520797) e non costituisce informazione giornalistica indipendente.